Viaggio alla scoperta della comunità ucraina in Irpinia

Arriviamo ad Avellino in una piovosa giornata di fine settembre verso l’ora di pranzo, ma tempo per mangiare davvero non ce n’è. Ad attenderci all’ingresso del Centro dei Servizi per il Volontariato in Corso Europa c’è Oksana, giornalista, interprete e fondatrice dell’Associazione ‘Ucraini Irpini’.

Una “veterana” della mediazione che da anni lavora per l’inserimento dei suoi connazionali nel territorio, Oksana è arrivata in Italia ben quattordici anni fa, stabilendosi da subito nell’avellinese.

Cominciamo la nostra chiacchierata parlando del suo lavoro, dei suoi viaggi, ma soprattutto di quanto è legata a questa città. Ci racconta che il termine “integrazione”, riferito alla comunità ucraina di Avellino, è oramai superato. Oggi, infatti, non esistono più piazze, strutture pubbliche o altri punti di riferimento frequentati esclusivamente da ucraini. I luoghi di ritrovo sono quelli di tutta la cittadinanza locale; in altre parole, gli ucraini in Irpinia vivono il territorio nella sua interezza.

Nella comunità resta forte, tuttavia, l’esigenza di mantenere un contatto con le proprie radici e far conoscere la propria cultura. Per questo motivo, qualche anno fa, Oksana ha dato vita all’associazione “Ucraini Irpini”, ponendo sotto il logo dell’organizzazione iniziative e progetti già immaginati e avviati anni prima.

Tra gli eventi più importanti promossi dall’associazione spicca la prima visita diplomatica alla provincia di Avellino dell’Ambasciatore dell’Ucraina, Yevghen Perelighin, organizzata lo scorso anno.

Ma al di là di questi incontri istituzionali, sono due le grandi realtà dove si può entrare in contatto con la cultura dell’Europa Orientale. La prima coinvolge soprattutto i bambini ed è la Scuola di Lingua e Cultura Ucraina di Avellino, accreditata presso la “Scuola Internazionale Ucraina” del Ministero dell’Istruzione. L’istituto dà la possibilità agli ucraini all’estero di ottenere un titolo di studio riconosciuto in patria, i docenti sono tutti madre lingua laureati in pedagogia con esperienza d’insegnamento acquisita in Ucraina, gli allievi sono figli di migranti ucraini, che, dopo aver frequentato la scuola italiana al mattino, imparano e perfezionano il lessico e la grammatica della propria lingua madre.

La scuola ha mosso i primi passi con i bambini delle elementari. Dopo qualche anno si sono formate le prime classi di livello superiore, accogliendo anche ragazzi più grandi.
Oggi, l’istituto è aperto anche agli adulti e a tutti quelli che desiderano conoscere la lingua e la cultura ucraina. Quest’anno le lezioni avranno inizio il primo ottobre, data scelta per consentire agli allievi di abituarsi ai ritmi della scuola dell’obbligo per gli orari e i compiti del pomeriggio.

L’altro grande centro di aggregazione è la Chiesa Cattolica ucraina di rito bizantino, fortemente voluta dai fedeli ucraini che vivono nella provincia. Il luogo di culto è la storica chiesa della Madonna de la Salette situata nell’omonima strada, abbandonata anni fa a causa del terremoto che colpì l’Irpinia all’inizio degli anni ’80. Da sette anni, su iniziative di Oksana quale referente dell’associazione “Ucraini Irpini”, la Chiesa è stata concessa in uso alla comunità greco-cattolica ucraina dal Vescovo di Avellino, Francesco Marino, e affidata alla cura pastorale del cappellano Roman Kryvyy, anch’egli di origini ucraine ma ordinato a Roma nel 2006.

L’edificio è stato completamente rimesso a nuovo e arricchito con decori e icone create dagli stessi fedeli che vi hanno lavorato nel tempo libero. La navata non è molto grande, tuttavia l’aspetto è molto evocativo, richiamando il fascino dell’antico impero bizantino. Ciò che rapisce da subito è l’iconostasi, la parete divisoria in legno in cui sono inserite le icone. La struttura, finemente decorata, separa la navata dove pregano i fedeli dall’abside, dove sacerdoti e diaconi celebrano la liturgia intorno all’altare. Anche alla Madonna de la Salette l’iconostasi si compone di tre porte: una centrale a due ante, detta “porta regale”, dove transitano soltanto i sacerdoti, e due porte laterali per il passaggio dei diaconi. Dall’altra parte del portale ligneo è posto l’altare quadrato, dove sono riposti i teli e altri oggetti sacri utilizzati nella liturgia.

E mentre osserviamo questi dettagli così pregiati, la funzione ha inizio. Decidiamo di restare e vivere con i fedeli questo momento solenne, intriso di spiritualità. L’intera funzione è caratterizzata da canti a cappella in lingua ucraina.
Al termine del rito, parliamo con padre Roman il quale ci spiega che i canti sono stati scelti in tempi antichi quali mezzi più efficaci per esprimere le lodi divine e per aiutare l’anima nella contemplazione. Ci dice, inoltre, che presto la Chiesa diventerà una Parrocchia, dedicata a Sant’Olga e a Santo Volodymyr. E quando avverrà, si potranno celebrare anche matrimoni e battesimi.

Sono molti i fedeli che frequentano questo piccolo luogo sacro, soprattutto durante le festività di Pasqua e Natale. Oltre agli ucraini, qui pregano anche fedeli polacchi, bulgari e altri cittadini originari di paesi dell’est.

Quando usciamo dalla Chiesa è ormai calata sera. Salutiamo e ringraziamo Oksana per averci accompagnato in questo viaggio, sperando di poter far presto ritorno per conoscere altre persone e tante altre storie da raccontare.

http://www.stranieriincampania.it/wp/viaggio-alla-scoperta-della-comunita-ucraina-in-irpinia/

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